Gianluca Freda http://blogghete.blog.dada.net/
“Per il popolo è un male minore sopportare piuttosto che controllare il governo, anche cattivo, del Re, di cui solo Dio è giudice”.
(Luigi XIV, Memorie)
Col passare del tempo, il termine “democrazia” sta via via acquistando un significato negativo e deteriore che sembra preludere ad una sua futura messa al bando dal novero delle locuzioni sfruttabili dai media a scopo di controllo delle coscienze. Il declino dell’identificazione della “democrazia” come un valore è iniziato con le guerre americane successive all’11 settembre 2001, quando l’opinione pubblica mondiale si è resa conto che l’intento affermato dagli Stati Uniti – portare la “democrazia” alle popolazioni invase dall’esercito americano – corrispondeva, in realtà, ad un progetto stragista di occupazione, destabilizzazione e appropriazione di risorse di nazioni straniere, rispetto al quale la “democrazia” era una semplice foglia di fico ideologica posta a copertura morale di mire geostrategiche ben più complesse e inconfessabili. Un simile processo di svuotamento e ribaltamento semantico avevano subito, a metà del Novecento, termini come “razzista” e “razziale”, un tempo identificativi di un’ideologia diffusa, accettata e connotata da valori positivi: l’idea coloniale del “fardello” dell’uomo bianco, entità antropologicamente ed intellettualmente superiore, investito da Dio della missione di portare la luce della scienza e del progresso alle popolazioni “barbare” dell’Africa e dell’Asia. Dopo la II Guerra Mondiale, la natura pretestuosa di questa ideologia e la funzione di copertura che essa svolgeva a favore delle mire di controllo geopolitico delle nazioni dominanti ed ex-dominanti divenne così evidente da rendere necessaria una sua sostituzione con nuove parole d’ordine.
Anche la “democrazia” sta dunque per essere espulsa dal novero dei pretesti “nobili” con cui giustificare, di fronte all’opinione pubblica, l’eterna partita delle grandi potenze per il consolidamento e l’estensione della propria influenza militare e commerciale. Nessuno, ad esempio, ha più avuto il coraggio, di fronte alla necessità degli Stati Uniti di estendere allo Yemen le proprie strategie militari di occupazione e controllo del Medio Oriente, di invocare ancora questo consunto feticcio a giustificazione delle manovre. Quello di “democrazia” è divenuto un concetto ideologicamente inservibile: e direi che era ora. La democrazia, infatti, è sempre stata (prima ancora di diventare l’arma ideologica delle atrocità imperiali compiute in suo nome) una forma di governo puramente fittizia, il costrutto teorico più perverso e dannoso che il potere abbia mai dato in pasto ai popoli per giustificare e rafforzare il proprio controllo su di essi. Il disinnesco della sacralità semantica di questo lemma è da me attesa e auspicata come un primo passo verso la liberazione da quella perversione del pensiero che le parole, se non tenute sotto controllo e fatte oggetto di periodica e disincantata riflessione, disastrosamente portano con sé.
La democrazia, quand’anche funzionasse davvero secondo i criteri e i meccanismi che i media hanno cercato di fissare nelle nostre coscienze, sarebbe comunque una pessima e inauspicabile forma di governo, origine di guasti e arbitrarietà senza fine. Consentire ad un popolo di governare per via diretta o rappresentativa lo Stato che lo ospita è una buona idea solo se quel popolo possiede le qualità di moralità, cultura e consapevolezza delle modalità con cui la politica opera sul piano nazionale e internazionale che sono necessarie a questo scopo. Affidare un compito così delicato a masse di individui composte, per la stragrande maggioranza, da semianalfabeti, lettori di rotocalchi e spettatori di bestialità televisive, sarebbe un’opzione suicida per ogni nazione che, per esistere, abbia bisogno di essere governata con stabilità e criterio. Se la democrazia esistesse davvero, insomma, l’inettitudine dei popoli sovrani che pretendono di starne alla base ci avrebbe, già da tempo, condotti alla rovina. Fortunatamente, la democrazia non è mai esistita, se non come diabolico feticcio di controllo e gestione delle masse messo a punto dalle élite del potere borghese, ad inizio Novecento, per ottimizzare e rendere inattaccabile la propria posizione.














